I PROBLEMI E LE TRASFORMAZIONI DELLE LINGUE VEICOLARI

L'articolo del Corriere della Sera (6 giugno 2000) dedicato al lungo sonno della lingua italiana ed al suo continuo degrado che ne sta minando la stessa esistenza, pone in primo piano un problema che da sempre è stato sottovalutato o mal posto: quale lingua e cultura utilizzare per l'insegnamento e la comunicazione scritta, formale e ufficiale ovvero per quella privata di una certa importanza o valore come può essere la letteratura, la saggistica, il giornalismo e la scrittura in genere. Purtroppo con la globalizzazione emerge sempre più il bisogno di essere soprattutto competitivi per conquistare nuovi mercati e piazze a livello economico e culturale, utilizzando la/le lingue che permettono rapidamente ed efficacemente una comunicazione minima, ma parlata da tutti o dai più (come è oggi quella specie di americano semplificato e sempre più ibrido), a scapito di altre lingue magari più interessanti, più belle, ricche lessicalmente e con radicate tradizioni culturali, come potrebbe essere l'italiano, ma con una importanza ed uno status considerato secondario dal mercato globale. A lungo andare questo tipo di ragionamento sta diventando pericoloso, perchè sta portando alla scomparsa di molte lingue e culture e ad un impoverimento creativo, cosa già verificatasi, con un totale assoggettamento ed appiattimento alle sole leggi di mercato, motivo per cui alcune delle organizzazioni internazionali o sovranazionali (leggasi proposte della Comunità Europea e dell'Unesco), stanno cercando di arginare questo tipo di monopolio e pericolo linguistico con delle proposte di studiare due o tre lingue straniere per ogni Stato o Nazione. Come è noto all'interno di qualsiasi lingua si verifica una specie di continua evoluzione (non sempre tale per la verità), dovuta sia al continuo ricambio o mutamento culturale dei parlanti stessi oppure a certe strategie o poteri forti che ne modificano lo sviluppo. Ciò è avvenuto recentemente anche per la lingua franca più diffusa ed usata a livello mondiale, ovvero l'inglese. Si è passati nelle ultime decadi dallo studio ed uso di un inglese standard (quello per intenderci di origine oxfordiana) a quello americano prima, ora a quello più insipiente, impoverito e di tipo internazionale, senza connotati specifici perchè frutto di vari miscugli e prestiti linguistici. Questa nuova lingua franca (american-english international) fatta di continue semplificazioni linguistiche che portano a privilegiare strumenti di comunicazioni multimediali nuovi (soprattutto telematici ed informatici che fanno accorciare tempi, spazi e luoghi fisici e virtuali), sta vivendo ulteriori trasformazioni che ne stanno cambiando radicalmente la forma e la struttura linguistica. Quindi nenche l'inglese è più una lingua più o meno pura, ammesso che ne esistano. Qui comunque non si tratta di difendere la purezza di una lingua o un'altra, che a livello scientifico non esiste, ma di garantire che si insegni e si usi una lingua standard a tutti i livelli, sia scritta che orale, soprattutto nei documenti, nelle lettere ed annunci ufficiali.

Non si tratta quindi di essere puristi ma di riconoscere che certe regole vanno sempre e comunque rispettate e non barbarizzate, come sempre più spesso avviene oggi. Non si tratta neanche di censurare, semmai di autocensurarsi, come fanno gli inglesi o gli spagnoli quando difendono la "storica purezza" delle loro lingue. Ecco che nascono in ogni Paese, Enti Nazionali a difesa della lingua, come l'Academie Francaise, l'Accademia della Crusca e così via.

Va a "il bisogno regole linguistiche"