LA MANCATA DIFESA DELLA LINGUA E CULTURA ITALIANA

E qui purtroppo nasce un altro problema antico e spesso sottovalutato, quello della "Cultura" che insiema alla lingua costituisce l'altra faccia della medaglia. Quindi è innegabile che se c'è un cambiamento, un imbarbarimento o un offuscamento di una delle due, il risultato si vede e si propaga anche all'altra parte. La storia ce lo insegna. Tra le lingue dei grandi Paesi, la lingua italiana è la meno difesa del mondo e la colpa è come al solito dei nostri politici, sia essi governanti o parlamentari semplici, che non hanno mai trovato il tempo per discutere ed approvare una legge in difesa della lingua nazionale, in cui lo scempio e le continue incursioni di stranierismi e deturpazioni linguistiche avvengono sempre più diffusamente anche nei documenti, leggi e testi ufficiali dello Stato o dei suoi organi rappresentativi. Difendiamo l'italiano se vogliamo difendere l'Italia, se vogliamo avere un futuro e far sopravvivere la nostra lingua: creiamo un decalogo del buon scrivere, istituiamo un ente o una scuola a difesa della lingua o rafforziamo i poteri e le competenze dell'Accademia Nazionale della Crusca. Compito principale delle istituzioni repubblicane e del governo, a tutti i livelli, è quello di difendere la lingua nazionale. Ben venga quindi un "Manifesto della bella lingua", che serva da indirizzo, protezione e vademecum per la strada da seguire. In Italia purtroppo stiamo assistendo ad una continua ed inarrestabile crisi politica, morale ed istituzionale, iniziata grosso modo dalla morte dell'onorevole Moro, passata irrisolta per Mani Pulite e che ora continua con la più prepotente invadenza di tutti i settori della società. Si sono persi anche i valori più elementari e minimi, la gente non ne può più, non solo non va più a votare, anzi viene addirittura invitata a "non andare a votare quando e come fa comodo" (vero golpe istituzionale e grave attacco al diritto-dovere primario di ogni democrazia). Nessuno sembra preoccuparsi più di tanto, neanche la chiesa, tanta è l'assuefazione alla confusione ed al degrado. Anche questo probabilmente è il risultato ed il prezzo pagato per raggiungere così velocemente il benessere collettivo. Le cosiddette leggi di mercato, i trend, i cambi ed i tassi di crescita economica sono le uniche cosa che contano per tutti, altro che solidarietà e bisogni minimi. Nel campo linguistico e della scuola poi è meglio non parlarne. L'ultimo governo di centrosinistra, ad esempio aveva messo la scuola e l'istruzione al primo posto del programma elettorale, ma vinte le elezioni quasi tutto è stato dimenticato. Le privatizzazioni nel campo dell'educazione e dell'istruzione (che spesso vengono chiamate eufemisticamente "pari dignità/opportunità") non sono auspicabili e non fanno bene, perché le leggi di mercato in un così delicato settore come la scuola, l'istruzione nazionale e la lingua la uccidono, le case editrici ad esempio sono in difficoltà ma nessuno se ne preoccupa: si scrive e si pubblica solo per vendere, per fare profitto e non per altro. Mai come oggi l'Italia ed il mondo intero avrebbero bisogno di nuove regole, ferree e codificate, una specie di decalogo o di comandamenti per il nuovo millennio, altrimenti è sempre più difficile stabilire i confini tra il necessario ed il superfluo, tra l'utile per pochi ed il pericoloso per altri.

Va a "il binomio ricchezza economica ricchezza linguistica"