Dieci regole per parlare europeo 

Sabato 21 ottobre, in occasione del 34mo Congresso internazionale della Società di Linguistica Italiana, presso la Sede dell'Accademia della Crusca a Firenze, verranno presentate le Raccomandazioni di Bad Homburg per una "Carta delle lingue europee di uso colto", che saranno in seguito sottoposte ai governi dell'Unione. Ne pubblichiamo i dieci punti essenziali.

1. Le lingue di uso colto richiedono una costante e intenzionale promozione. La perdita di funzioni in alcune di esse va contrastata con un’elaborazione creativa sistematica e rispondente ai caratteri di ciascuna lingua.

2. Sia l’opera di elaborazione delle lingue di uso colto, sia il pericolo di perdita di funzioni richiedono una più forte concertazione europea. A ciò sono chiamate le accademie linguistiche e le istituzioni scientifiche loro corrispondenti, le cui ricerche possono dar luogo a servizi di consulenza linguistica. È necessario creare una collaborazione permanente delle accademie linguistiche e istituzioni di ricerca linguistica nazionali, compito delle quali è anche quello di curare l’instaurarsi di un rapporto proficuo tra le lingue di uso colto, da un lato, e le lingue regionali e minoritarie, dall’altro.

3. Tramandare le lingue di uso colto è compito della scuola, delle università e delle istituzioni di formazione extrascolastica e permanente. Gli insegnamenti linguistici e letterari devono tener conto anche dei correnti dibattiti sulla lingua e includere la comparazione tra le lingue e la storia delle lingue, allo scopo di accrescere la consapevolezza linguistica e la riflessione sulla universalità del linguaggio e la molteplicità delle lingue.

4. La salvaguardia delle lingue di uso colto è compito tanto dell’insegnamento della lingua materna, quanto dell’insegnamento delle lingue seconde e straniere. Obiettivo dell’insegnamento della lingua materna è una competenza orale e scritta che permetta la piena partecipazione alla vita sociale. Pertanto l’insegnamento della lingua materna di uso colto deve essere presente come materia principale nei programmi di tutte le classi.

5. Gli immigrati vanno sostenuti nel loro sforzo di imparare la lingua del Paese in cui vivono come lingua seconda. A tal fine va offerto ai bambini un programma di corsi che vada oltre l’obbligo scolastico generale; agli adulti va offerto un programma a loro adeguato. Gli immigrati devono anche mantenere il diritto a una formazione nella lingua per loro materna: a questo riguardo i rispettivi Paesi europei di origine sono chiamati a sostenere i loro cittadini viventi all’estero.

6. Alla conservazione della molteplicità linguistica europea contribuisce anche l’insegnamento delle lingue straniere. Le lingue da apprendere devono diventare più numerose e il loro insegnamento deve aver inizio precoce e durare più a lungo rispetto a quanto avviene oggi. L’obiettivo da raggiungere deve essere la competenza comunicativa orale e scritta in almeno una lingua straniera alla fine della scuola d’obbligo, e in almeno un’altra lingua straniera alla fine dell’insegnamento superiore. Va inoltre offerta la possibilità di acquisire la competenza passiva di lettura di qualche altra lingua straniera.

7. L’offerta di lingue straniere non deve essere determinata soltanto da considerazioni di utilità pratica: criterio di scelta deve essere anche il valore culturale ed educativo delle lingue vive, così come della loro storia. Per questa ragione va garantito un posto anche alle cosiddette lingue classiche, che hanno coniato in modo fondamentale la civiltà europea e i cui riflessi sono presenti fino a oggi.

8. All’aumento dell’analfabetismo si deve far fronte con programmi di alfabetizzazione che tengano conto delle cause profonde e talora molto particolari del fenomeno.

9. L’educazione scolastica ha bisogno di essere proseguita e rafforzata da possibilità di formazione extrascolastica e postscolastica. Per tutte le forme di insegnamento linguistico vanno stabiliti criteri europei unitari di valutazione e di certificazione.

10. Le ricerche e lo sviluppo dell’insegnamento delle lingue, sia materne che secondarie e straniere, sia nelle scuole che fuori di queste, richiedono sempre più una concertazione europea, per mezzo della quale si rafforzino e siano sostenute finanziariamente le possibilità di cooperazione e di scambio dei docenti.

Gli Stati europei sono invitati a far riconoscere queste Raccomandazioni e a impegnarsi, per mezzo di una Carta, a una decisa promozione delle lingue europee d’uso colto 15 ottobre 2000 (articolo apparso sulla Rubrica Cultura del Sole24ore)

        Va a Diffusione Lingue a cura di ITA.LI. Onlus: www.italianistica2.it