Buenos Aires - Alla ricerca della
lingua perduta e della cultura ereditata, dagli
emigrati italiani e dall'immigrazione. E' lo scopo
perseguito da Antonio Panaccione,
attraverso il Progetto Internazionale Scrittori di
Origini Italiane realizzato dal Centro Studi
tematico e senza fini di lucro (O.N.L.U.S),
completamente dedicato all'italiano come lingua
seconda o straniera (ITA.L.I. Italianistica e
Lingua Italiana, http://www.italianlang.org/
).
Panaccione, originario di Cassino ma con una
lunga esperienza internazionale, ha collaborato
con il Ministero degli Affari Esteri e scritto,
nel 1996 il libro su "Istituzioni Scolastiche
e Culturali all'estero " (edizioni Sei
Torino).Ora é alle prese con il progetto avviato
per metà in Italia e per metà in Argentina,
che ha visto la realizzazione di
interviste ad importanti scrittori
nazionali di 6 Province della Repubblica Federale
- Buenos Aires, Córdoba, Chaco, Misiones, Rosario,
Santa Fe e Salta - con cognomi ed origini
italiane, nati tra il 1928 e il 1973.
Attualmente si é conclusa la prima
fase del progetto, durante la quale ha incontrato
ventisette scrittori di origine italiana, in gran
parte discendenti da emigranti, ma privi di un
rapporto diretto con la lingua degli antenati.
"Solo tre delle persone intervistate parlano
correntemente l'italiano – afferma Panaccione -.
Eppure la cultura argentina risente
pesantemente dell'influenza di quella italiana a
livello culinario (pasta e pizza sono piatti
ricorrenti nel nostro vivere quotidiano), sociale
(il peso della famiglia nell'organizzazione del
tempo libero), cinematografico (Gassmann e Sordi
qui erano di casa). A livello politico ed
economico non ci sono invece grandi affinità. I
discendenti degli emigranti oggi o sono tecnici o
letterati ".
Da una prima analisi delle origini di questi
autori, infatti, non c'è una provenienza
localizzata da una regione particolare, a conferma
della dimensione nazionale del fenomeno
migratorio. Pochi, invece, sono quelli che
vivono di letteratura. Panaccione infatti conferma
che molti come primo lavoro fanno altro: sono
giornalisti che lavorano con varie
testate, sono scrittori della letteratura
dell'emigrazione, di storia della famiglia, di
viaggio che spesso è inteso
metaforicamente; pochi tra loro,
però, hanno potuto tornare in Italia.
Gigliola Zecchin é una di loro.
D irettore editoriale di una casa
editrice argentina, é nata a Vicenza, ma é
emigrata quando aveva quasi dieci anni. Per
poter lavorare come giornalista e scrittrice ha
dovuto prendere la doppia cittadinanza, ottenendo
così l'abilitazione ad apparire in tv e a parlare
in radio. Scrittrice ed editrice, ha scritto come
opinionista per diversi anni su una
rivista di Rosario e a Buenos Aires per "Donne
e compagnia" passando poi come
columnist di importanti quotidiani
nazionali, come La Nacion . In
televisione, per un canale via cavo, conduce anche
un programma dal titolo "L'altra terra "
dedicato all'emigrazione. Zecchin ha accettato con
entusiasmo di collaborare con Panaccione perché
"mi è sembrato un dovere morale partecipare
per dare i nomi di tutte le persone legate alla
cultura italiana. La cosa curiosa è che il
bilinguismo nei mezzi di comunicazione argentina
non esiste, nonostante l'influenza della cultura
italiana sia fortissima".
Quanto l'ha influenzata la sua origine
italiana? "Premesso che parlo e mi esprimo
prima in spagnolo e poi in italiano, l'aver
vissuto per una decina d'anni in Italia mi
ha permesso di avere uno sguardo più aperto sul
mondo culturale locale, arrivando a vedere aspetti
sconosciuti agli altri professionisti del
settore. Mi ha influenzato molto l'aver
vissuto i miei primi anni di vita dopo la guerra
in Italia perché quando in Argentina ho visto e
vissuto da studente le storie dei guerriglieri,
vedevo chiaramente il rischio e il fine della
violenza, sentivo che si andava incontro a danni
inimmaginabili".
Rappresentante della "letteratura di
impostazione italica",
Zecchin sostiene che temi
dominanti di questo genere siano
"il rapporto molto difficile fra
nonni e nipoti, fra genitori e figli, ricco di
silenzi e di incomprensioni. Espressione di questo
mondo" aggiunge la scrittrice "è il
capolavoro del giornalista Roberto Saccomanno che
ha scritto di suo padre, emigrato, e che gli è
valso il primo premio di letteratura argentina
consegnatogli due mesi fa ".
La conferma dell'influenza dell'opera italiana
sulla cultura argentina viene anche dall'ultimo
lavoro di Zecchin "Paese"
da cui Panaccioni è partito per
contattare la scrittrice. Si tratta di un testo di
poesie scritto in spagnolo, ma con qualche parola
in italiano in cui si parla della penisola,
dell'amore, del dolore, della guerra. "Sogno
spesso di tornare in Italia, e molte tematiche
delle poesie fanno riferimento anche a esperienze
inconscie".