Società M.S. Reduci Garibaldini
"GIUSEPPE GARIBALDI"
ENTE MORALE R.D. 28 FEBBRAIO 1899

Antonio Panaccione: Il giovane Garibaldi in Sudamerica (1835 - 1848)

Il periodo giovanile di Garibaldi in America Latina, dal 1835 al 1848, in particolare i cinque anni in Brasile, sono quelli degli incontri determinanti per la sua formazione, tutti al fianco di grandi maestri e amici, come gli italiani Rossetti e Cuneo e i tantissimi sudamericani. Quando transita dal Brasile all’ Uruguay la sua fama va sempre crescendo, per la sua lotta al servizio della libertà dei popoli e per la sua capacità di formare una classe politica e militare di giovani argentini e uruguaiani. L’esperienza di guerrigliero gli fornirà quella capacità di manovra che applicherà con successo nelle campagne d’Italia. Questa esperienza contribuisce per la formazione di Garibaldi sia come condottiero di uomini sia come tattico imprevedibile. Il consolidato marinaio, romantico avventuriero, ora diventa anche cavaliere, guerriero, e combattente all’arma bianca. In Brasile si forma l’eroe e si consolida lo stratega navale, in Uruguay nasce il tattico della nuova guerriglia, degli assalti immediati per piccole bande su più fronti.
I tredici anni di soggiorno del giovane Giuseppe in America Latina sono stati presi in considerazione dal punto di vista dell’azione come avventuriero o corsaro ma raramente dal punto di vista umano e culturale. È invece proprio questo aspetto che viene ricostruito e dimostrato attraverso la fitta rete di amicizie e di contatti che hanno permesso incontri fondamentali e intensi rapporti con personalità intellettuali (come per esempio gli argentini Bartolomè Mitre, Tomas de Iriarte, José Maria Paz e Juan Bautista Alberdi, gli uruguaiani Fructuoso Rivera, Melchor Pacheco, Joaquin Suarez e il generale irlandese Guillermo Brown), con le quali può instaurare un intimo legame culturale e di amicizia fondato sulla comune disponibilità a convalidare il pensiero con l’azione. Garibaldi studia, legge, conosce varie dottrine politiche ma non ne sposerà definitivamente mai una, perché per lui la politica è teoria. Lui invece, uomo di mare e di grandi spazi, ha bisogno di pratica e di azioni continue per esprimersi integralmente: tutto va bene, purché concretizzi la libertà dei popoli e dei singoli da ogni schiavitù o servilità. Garibaldi vive intensamente in queste terre, ama incondizionatamente queste genti, accogliendone tutte le aspirazioni e i fermenti. Senza queste esperienze giovanili, non vi sarebbe mai stato il generale dell’Unità d’Italia.