LO STATO NON FA ABBASTANZA PER LA LINGUA ITALIANA

 

Il Ministro De Mauro in una intervista concessa a "Pagine della Dante": "IL manifesto migliore siamo noi, cinquantasei milioni di persone che hanno imparato a parlare abitualmente l'italiano, e sono anche le decine e decine di milioni di italiani che vivono nel mondo"

 

"Il nostro Stato non fa abbastanza per diffondere e promuovere lo studio della lingua italiana, il cui miglior manifesto resta la storia del nostro Paese". Lo dice il ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, in un'intervista concessa a "Pagine della Dante", la rivista della Società Dante Alighieri, Ente morale per la difesa e la divulgazione del nostro idioma e della nostra cultura.

Secondo De Mauro, "l'italiano non ha mai goduto tanta buona salute come in questi anni, anche se non tutti lo parlano e lo scrivono con l'eleganza di Benedetto Croce o Luigi Einaudi". In ogni caso - aggiunge il ministro - è necessario rafforzare questa tendenza con una politica seria e ragionata. Una politica che "promuoveva la lettura a tutti i livelli"; che "appoggi più decisamente l'opera degli insegnanti di italiano nelle scuole di altri paesi e nelle università", che sostenga "l'opera meritoria della Società Dante Alighieri e assuma i dati significativi di frequenza ai suoi corsi come indicatore di una richiesta di lingua italiana che comporti un rafforzamento delle cattedre di italiano nelle scuole"; che "allarghi il concetto di cultura oltre i classici come Dante e Petrarca fino ad investire i settori della moda, del design e della cucina"; oggi - spiega il ministro - anche Armani, un designer, una cuoca fanno cultura.

Riguardo poi al Manifesto per la lingua italiana, sottoscritto e diffuso da molti parlamentari, De Mauro dice che "il manifesto migliore siamo noi, cinquantasei milioni di persone che, pur conservando i loro dialetti e le loro lingue di minoranza, hanno imparato a parlare abitualmente l'italiano, e sono anche le decine e decine di milioni di italiani che vivono nel mondo con la loro operosità e il loro impegno".

"Oggi - aggiunge De Mauro - gli stranieri che studiano l'italiano sono in aumento in tutto il mondo. E ormai la nostra lingua non attira più solo per le solite ragioni (musica, canto, arti, cultura), ma anche per esigenze commerciali, di scambio economico, di finanze".

De Mauro guarda poi ad 'Internet' e alle nuove tecnologie come a un'ulteriore opportunità di crescita della nostra lingua. "Nella lunga storia dell'umanità parlante - assicura il ministro - le lingue hanno assistito a ben altre svolte davvero epocali. 'Internet' è uno scherzo di fronte a glaciazioni, passaggio alla stanzialità, civiltà del commercio, meccanizzazione della produzione e simili". Dunque - per il ministro della Pubblica Istruzione - anche la diffusione dei termini inglesi non rappresenta una minaccia per l'italiano. "Vorrei sentire anche il parere di inglesi, francesi e tedeschi sulla diffusione enorme di italianisti nelle loro lingue. Da 'ciao' ad altre parole diventate ormai di uso corrente. Vorrei sapere se anche loro si strappano le vesti e scrivono manifesti lacrimanti."

 

Va a “Dichiarazioni, Interviste e proposte”